La letteratura africana che è sostanzialmente narrativa, perché attinge la sua essenza dalla Oralità, intesa come Parola, gesti, segni e simboli è molto legata al vissuto. E’ una letteratura che cerca di tradurre le vicissitudini delle persone in parole e racconti. E’ percio’ un tipo di letteratura adatta all’educazione e alla conduzione delle persone a toccare per mano e con gli occhi le cose che si dicono. I personaggi letterati africani che per primi, come i fondatori del Movimento letterario della Négritude, come Léopold Sédar Senghor, Aimé Césaire e Léon Gontran-Damas hanno iniziato a produrre la letteratura in scrittura viva negli anni trenta avevano capito che quello che dicevano con la scrittura diventava credibile se è costatabile nella realtà. La letteratura africana oltre a raccontare le condizioni in cui vivevano le persone, affronta di petto gli argomenti complessi come la Morte, La Vita, la Malattia, la Guarigione. Questi temi complessi venivano affrontati nei racconti di personaggi o nelle poesie. Naturalmente con un attento sguardo di affetto e di comprensione verso le tradizioni culturali africane.
E’ il caso di dire per esempio che tutti i temi complessi rientrano nel grande contenitore della “Weltanschaung africana” ossia della sua visione del mondo. La visione africana dei grandi temi esistenziali che vengono affrontati dagli scrittori nella letteratura africana ha la sua unicità singolare accomunando tutte le realtà africane nello stesso ragionamento. Dico questo per rispondere a coloro che continuano a sostenere la tesi secondo la quale non sia possibile si e parli di Cultura Africana al singolare e che occorra parlare delle culture africne. Pur essendo composto come continente di 54 nazioni, è un continente che sa esprimere una unicità di pensiero di fondo sui temi soprattutto esistenziali come la Malattia, la Morte e la Vita.
Nelle prossime riflessioni con il sostegno degli scritti di alcuni autori della letteratura africanacercheremo di addentrarci megli in queste questioni. Nel frattempo vi vorremmo proporre oggi uno dei padri della Négritude che è Birago Diop e il suo scritto Les souffles, i respiri.
Birago Diop che nasce a Ouakan (Senegal) nel 1906 e morto nel 1989 pur essendo stato tra i primi in seno al gruppo letterario “L’Etudiant noir” negli anni ’30 è rimasto un po’ al margine, quasi isolato. Questo personaggio singolare della letteratura africana ha cercato nei suoi scritti di apportare diversi elementi che lui stesso, figlio della tradizione orale ha vissuto e sperimentato. Dopo un periodo di soggiorno a Paris con i compagni studenti provenienti dalle colonie francesi d’Outre-mer, oltre oceano, Africa e America Centrale (Martinica ed Antille in particolare) e a Tolosa decide di ritornare in Senegal per continuare a riassaporare la bellezza e la dolcezza degli elementi della tradizione africana. E’ un veterinario prestato alla letteratura, spinto dal desiderio profondo di non “tacere” nulla sull’Africa che conosce. Di lui scrive Jean-Paul Sartre amico suo e dei suoi compagni di “Etudiant noir”, “Présence africaine” e “Négritude”: “.. il centro calmo di questo Maelstrom di ritmi, di canti e di gridi, è la poesia di Birago Diop nella sua ingenuità maestosa: essa è soltanto in riposo perché esce direttamente dai racconti dei griots e della tradizione orale….”.
Aggiungiamo infine che il ritorno in Africa come un intervallo culturale ha permesso a Birago Diop di rimettersi in stretto contatto con la boscaglia e con gli elementi della natura che si ritrovano nei suoi scritti in particolare in les nouveaux contes de Amadou Koumba pubblicato nel 1958. Questo scrittore, cosi semplice, ma efficace e vivace nei racconti ha saputo coniugare la vita quotidiana dei pastori e dei contadini con il suo sentire letterario.
Questa sua poesia, les souffles è il ritratto perfetto di quanto stiamo dicendo. Con questa poesia che è les souffles, i respiri Birago Diop racconta e descrive a modo suo la visione africana della morte e dei morti. Traccia un percorso di ridimensionamento di questo misterioso ed incomprensile elemento esistenziale che è la morte nella vita di ciascuno di noi. Birago lo fà con una interpretazione o una narrazione africana dell morte. Morte vista nel mondo africano come un passaggio, un cambio di rotta nel cammino dell’esistenza e soprattutto la morte vista non come un annientamento o la fine totale di uno. Il concetto di morte tracciato e descritto poeticamente da Birago Diop in questa poesia è quello che emerge in questa citazione del suo compagno L. Sedar Senghor: “In Africa Nera non ci sono frontiere, neppure tra la vita e la morte. Il reale acquista il suo spessore; diventa realtà soltanto spezzando il rigido involucro della ragione…”. La morte è descritta in questa poesia di Birago Diop come un’eterna realtà che non fugge dalle “cose” della ordinaria esistenza di tutti i giorni. “I morti sono nella dimora, nell’acqua che scorre…” come per dire come la morte non scappa , nessuno dovra everne paura. Infine in Africa si dice semplicemente “chi ama la Vita, non ha paura della Morte”. Quando viene a mancare una persona, la tradizione esige che si dica che quella persona è passata sull’altra “sponda del fiume” per entrare definitivamente nella comunità dei Viventi Invisibili e dunque non è morta, ma ha cambiato status e modus vivendi. Si dice anche che per quella persona, la terra sia leggera ovverosia tenera come una madre. Queste sono alcune delle espressioni che si usano per descrivere il modo succinto la Weltanschaung della cultura africana nei confronti della morte e della vita.
In attesa di tradurla in italiano, riproponiamo qui in lingua francese, lingua in cui è stata scritta la poesia les Souffles di Birago Diop.
“Les souffles” (i respiri)
Ils sont dans l’Ombre qui s’éclaire,
Et dans l’Ombre qui s’épaissit.
Les Morts ne sont pas sous la terre.
Ils sont dans l’Arbre qui frémit,
Ils sont dans le Bois qui gémit,
Ils dans l’Eau qui coule,
Ils sont dans l’Eau qui dort,
Ils sont dans la Case, ils sont dans la Foule :
Les Morts ne sont pas morts.
Ceux qui sont morts ne sont jamais partis :
Ils sont dans l’Ombre qui s’éclaire
Et dans l’Ombre qui s’épaissit.
Les Morts ne sont pas sous la terre.
Ils sont dans l’Arbre qui frémit,
Ils sont dans le Bois qui gémit,
Ils dans l’Eau qui coule,
Ils sont dans l’Eau qui dort,
Ils sont dans la Case, ils sont dans la Foule :
Les Morts ne sont pas morts.
Ecoute plus souvent les choses que les Etres,
La voix du feu s’entend
Entends la voix de l’Eau.
Ecoute dans le Vent
Le Buisson en sanglots :
C’est le Souffle des Ancêtres,
Qui ne sont pas partis
Qui ne sont pas sous la Terre,
Qui ne sont pas morts.
Ceux qui sont morts ne sont jamais partis :
Ils sont dans le Sein de la Femme,
Ils sont dans l’Enfant qui vagit
Et dans le Tison qui s’enflamme,
Les Morts ne sont pas sous la Terre :
Ils sont dans le Feu qui s’éteint,
Ils sont dans les Herbes qui pleurent,
Ils sont dans le Rocher qui geint,
Ils sont dans la Forêt, ils sont dans la Demeure,
Les Morts ne sont pas morts.
Ecoute plus souvent les choses que les Etres,
La voix du feu s’entend
Entends la voix de l’Eau.
Ecoute dans le Vent
Le Buisson en sanglots :
C’est le Souffle des Ancêtres.
Il redit chaque jour le Pacte,
Le grand Pacte qui lie,
Qui lie à la Loi notre Sort,
Aux Actes des Souffles plus forts
Le Sort de nos Morts qui ne sont pas morts,
Le lourd Pacte qui nous lie à la Vie.
La lourde Loi qui nous lie aux Actes
Des Souffles qui se meuvent
Dans le Rocher qui geint et dans l’Herbe qui pleure.
Des Souffles qui demeurent
Ils sont dans l’Ombre qui s’éclaire
Et dans l’Ombre qui s’épaissit,
Ils sont dans l’Arbre qui frémit,
Ils sont dans le Bois qui gémit,
Ils dans l’Eau qui coule e dans l’Eau qui dort,
Des Souffles plus forts qui ont pris
Le Souffle des Morts qui ne sont pas morts
Des Morts qui ne sont pas partis
Des Morts qui ne sont plus sous la Terre.
(Ricerca e presentazione a cura di Jean-Pierre Sourou Piessou)



