Il 13 dicembre 1998 fu assassinato Norbert Zongo, uomo di cultura e giornalista d’inchiesta della Repubblica del Burkina-Faso (Africa). E’ doveroso per me ricordare questo intellettuale da mille risorse e di grande rigore intellettuale e morale per quello che è stato per tutti noi africani e non solo, per quello che rappresenta ancora per noi oggi.Non è solo il dovere di un singolo ricordare Zongo, ma credo che debbano essere tutte le Istituzioni democratiche africane a tenere vivi il volto e gli impegni di questo grande uomo che ha sempre cercato la verità e l’autenticità dei fatti compiuti o in accadimento quando per esempio quando il 15 ottobre 1987 fu barbaramente assassinato il suo amico e ex collega il presidente Thomas Sankara.
Norbert Zongo è nato a Koudougou in Burkina-Faso nel mese di luglio del 1949 a Koudougou In Burkina-Faso. Fin dalla tenera età si appassionava di giornalismo tant’è che fondo’ il suo primo giornale in collegio. Si iscrive negli studi di giornalismo presso l’Università di Lomé in Togo dove si trova fin da subito nei mirini dei servizi segreti del generale dittatore Gnassingbe Eyadema dopo che ebbe a pubblicare il suo primo romanzo critico nei confronti appunto del regime del posto. La sua fuga dal Togo non gli risparmia un anno di carcere in Burkina-Faso che dovrà presto lasciare per trovare rifugio ed appoggio in Cameroun grazie al sostegno e alla tutela di un suo caro amico che è lo scrittore ivoiriano Amadou Kourouma (autore tra l’altro di le soleil des indépendances). Al suo ritorno in Burkina trova un piccolo impiego in una agenzia di stampa, ma i suoi articoli ritenuti da talunni pericolosi vengono rifiutati e quindi non vengono mai pubblicati. Questa forma di boicottaggio e di censura porta il giovane Norbert a fondare nel 1993 il settimanale l’Indépendant di cui diviene animatore ed editorialista. Egli dà il nome di l’indépendant a questo settimanale per sottolinearne il carattere di libertà e di equidistanza da ogni forma di potere e di regime. Egli sceglie come slogan espressione Borry Bana che del imperatore maliano Samory Touré per dire “la fuga è finita”.
Zongo diventa l’uomo giornalista di inchiesta per casi e situazioni intriganti per tutti e soprattutto per il regime di Blaise Compaoré. Quello che fà travasare il vaso è stata l’inchiesta giornalistica condotta da Norbert Zongo alla scoperto dell’assassino dell’autista del fratello di Blaise Compaoré (Franois Compaoré) di nome David Ouédraogo. Il potere politico intravede in questa delicata indagine di Zongo una sorta di attacchi nei suoi confronti. Dopo le proteste di piazza della popolazione che chiedeva giustizia e verità sull’uccisione di David Ouedraogo.
Il suo settimanale l’Indépendant denuncia senza pelli sulla lingua e senza timori i regimi dittatoriali africani rivelando fatti e situazioni gravi, compresi gli affari loschi che implicano la cerchia ristretta del dittatore Blaise Compaoré.
Da notare ad ogni modo che Zongo è uno dei pochi giornalisti intellettuali a muovere direttamente forti critiche al lungo regno di terrore dell’attuale presidente burkinabè Blaise Compaoré al potere dal 15 ottobre 1987, cioè dopo la morte del grande politico Thomas Sankara. Per capire meglio il ruolo e l’importanza politica della figura di Zongo, occorre prendere in mano la sua novella, Le parachutage che narra in modo chiaro le forme, gli strumenti pericolosi, dittatoriali, disumani in cui alcuni uomini hanno fondato i loro poteri in Africa. Quei poteri che Zongo ama chiamare “poteri mobutulizzati” in riferimento al grande dittatore sanguinario dell’ex Zaire (attuale Congo Democratico) Désiré Mobutu Sese Seko (1965-1999).
In questa sua struggente novella, Zongo parla dei leaders africani corrotti e delle loro aggressioni nei confronti delle forze di cambiamento che il continente ad ogni livello sa esprimere, soprattutto dalla base. Inoltre Zongo esorta le persone alla resilienza di fronte alle dittature postcoloniali instauratesi in Africa subito i primi tre anni della primavera africana, intendo il periodo tra 1960-1963.
Norbert Zongo è stato assassinato e bruciato il 13 dicembre 1998 con tre amici (Blaise Ilboudo, Ablassé Nikiema) e suo fratello Yembi Ernesto Zongo. La notizia della morte di questo cittadino africano che anch’io stimo tantissimo per i suoi scritti che leggevo a sprazi in Africa da studente del Collège mi giunge in Italia. Ho tremato un po’. Ho avuto lo stesso tipo di brivido di quando Thomas fu assassinato nell’87.
I loro cadaveri furono rinvenuti a circa 100 kilometri a sud di Ouagadougou sulla strada che va verso la località di Sapouy. Dopo mille proteste della folla, delle popolazioni e degli intellettuali, fu istituita una Commissione d’inchiesta dal presidente Blaise Compaoré, la quale dopo sette anni incolpa Marcel Kafando, il capo della sicurezza del presidente della repubblica della responsabilità dell’assassinio dell’indimenticabile Norbert Zongo. Un uomo, un giornalista e un cittadino integro che non sa cosa significa piegarsi di fronte alle ingiustizie e ai soprusi. Molti artisti africani come gli ivoiriani Zongo Alpha Blondy e Tiken Jah Fakoly hanno scritto delle canzoni (“journalistes en danger” e “les martyrs”) denunciando l’assassinio di Zongo.
La lezione di vita e di impegno di Norbert Zongo rimane per tutti noi un indicazione di direzione da seguire per attuare con una certa urgenza e responsabilità per un autentico cambiamento in Africa. Dunque Zongo, non un addio, ma un arrivederci. Sei sempre presente in Africa e in noi che siamo i tuoi concittadini africani in diaspora. Grazie per essere stato con noi. Grazie ancora per esserci.
Jean-Pierre Sourou Piessou





Fine knowledge! I have been seeking something similar to this for a time now. Thanks for the tips!