L’Africa di Alberto Pincherle Moravia (scrittore, 1907-1990): “L’Africa è la cosa piu’ bella che esista al mondo”.

, in

Alberto Moravia

Quando ho scoperto da una serie di articoli di giornali vecchi che lo scrittore e romanziere  Alberto Moravia è stato uno dei curiosi scrittori europei a varcare i diversi confini degli stati africani negli anni successivi alla decololonizzazione del continente africano, tra 1975 e 1981, il mio entusiasmo è salito a mille. Tant’è che mi sono messo alla ricerca degli scritti che mi descrivano questo suo viaggio in Africa. Quando avro’ la possibilità e la forza necessaria, ripercorrero’ lentamente a passo  di viaggiatore africano i volti e le storie di queste donne e di questi uomini che hanno fatto omaggio all’Africa con i loro viaggi di sapere e di conoscenza lasciandovi ricordi, sensazioni, emozioni, idee, creatività, significati e soprattutto buone memorie per le generazioni future sia dell’Africa che dell’Europa.

Spesso noi africani in diaspora riusciamo a raccogliere molte cose che non sapevamo nemmeno noi della nostra madre-Africa. Non eravamo nati in quel periodo e non eravamo in Europa e quindi non potevamo in nessuna maniera cogliere questi preziosi spunti narrativi e culturali. Poi come si sa, “lo sguardo dell’ospite esterno sa cogliere meglio e con un certo distacco alcune cose o realtà che gli autoctoni non vedono piu’”.

 Rimasi molto stupito e nello stesso tempo felice,    innanzittutto per il fatto che un personaggio del calibro di Alberto potesse inoltrarsi in questo misterioso luogo che è considerato a quell’epoca la terra dei ”selvaggi” e degli antropofagi. Fui dunque  colpito positivamente del fatto che  persone di valore, di cultura come MORAVIA si sarebbero messi in cammino alla “scoperta di una terra come l’Africa, terra ”dimenticata ed emarginata” soprattutto dai colonizzatori europei. Quegli europei che un po’ per rabbia nei confronti dei nuovi leaders africani, per la maggior parte intellettuali (scrittori, poeti e studiosi che avevano scelto la via dell’ l’indipendenza totale dell’Africa, anziché la semi-autonomia,  un po’ anche per la delusione di non essere riusciti a stabilirsi definitivamente in questa “selvaggia” ed affascinante terra. Ho cercato dunque di fermarmi una serie di domande da sottoporre allo scrittore di persone. Quelle domande erano molto semplici: Il perché un viaggio proprio in Africa? a che scopo? Naturalmente la risposta a queste semplici domande non le potro’ piu’ avere dall’interessato, cioè da Alberto Pincherle Moravia, perché se ne è già andato. Ci ha lasciato il 26 settembre 1990, undici anni fa. Purtroppo.

Ecco che allora ho cercato io stesso di immergermi nei suoi “pensieri” e nelle sue emozioni e sensazioni piu’ profonde attraverso i suoi numerosi scritti ed appunti. Con sorpresa ho riscoperto due dei suoi preziosi libri sull’Africa che sono: Lettere dal Sahara e A quale tribu’ appartieni? Due scritti davvero affascinanti, ma anche avvolgenti. Sono una specie di appunti (sembrano dei manoscritti). Sono molto felice di averli rispolverati e soprattutto di rileggerli, non come dei semplici romanzi, ma piuttosto come delle “cartelle” contenenti  dei veri e propri appunti di un uomo maturo che sapeva distinguere il senso delle cose  che hanno un senso e significato non solo per se, ma anche  per coloro che le hanno prodotte, in questo caso per le popolazioni africane. Confesso personalmente  mi sono commosso nel leggere in questi scritti di Moravia i volti, i gesti della mia gente africana. Vi sento un particolare trasporto.

 Quando nel periodo tra 1975-1981 Moravia scriveva questi racconti e le narrazioni visitando i luoghi e le persone in Costa D’avorio (es. Diario di Avorio”): “inizio il giornale di viaggio in Costa d’Avorio e mi domando che cosa scrivero’; raccontando delle situazioni (es. la visita allo féticheur per delle ritualità ecc…), del deserto del quale scrive, rispondendo ad una lettera: “…ti rispondo subito che ho parlato sinora del Sahara come di un luogo di morte perché è l’aspetto mortuario che prevale nel deserto. Allo stesso modo se raccontassi un viaggio in Europa, parlerei  della vita cosi’ nelle città  come nelle campagne, perché è la vita che prevale nel nostro continente. Cos’è preferibile, la morte del Sahara o la vita in Europa? ho già detto in una mia lettera precedente, che la morte nel Sahara ha qualche cosa di vitale, in senso spirituale; e che la vita in Europa, pur sempre nella stessa accessione, ha qualche cosa di morutario. A questo punto debbo, pero’ riconoscere che la vita in senso organizzato e umano, nel deserto c’è. Questa vita si chiama oasi…”. Questo affascinante viaggio di Moravia in Africa inizialmente come corrispondente della Corsera (corriera della sera) che poi diventa un viaggio personale ed intimo di questo grande scrittore non si fermerà in questi pochi luoghi. Si protrae fino alle zone dei laghi e dei fiumi africani. Zone dove c’è una alta densità delle popolazioni perché in questi posti c’è l’acqua, c’è la produzione agricola e dunque c’è vita. Egli assiste a cose interessanti, particolari e rari come alla morte di un coccodrillo ( Evento piuttosto raro all’epoca).

Che racconto affascinante quando Moravia racconta del suo Zaire, ex colonia belga, paese di Patrice Emery Lumumba (grande leader carismatico barbaramente assassinato l’11 gennaio 1961 ad opera di molte mani interne ed esterne all’Africa)! In questo racconto (nel Lettere dal Sahara) Moravia sente di ricordare coloro, gli europei (scrittori pure loro) che l’hanno precduto in questa faticosa ma ricchissima avventura. Ecco che scrive: “Ho voluto tenere un diario dello Zaire, come Conrad, come Gide. L’ho tenuto, pero’, un giorno solo. Ecco il risultato….Una donna esce da una cabina e viene ad affacciarsi al parapetto, accanto a me. E’ giovane, una stoffa vivace, di quelle che si fabbricano a Manchester o in Olanda per l’Africa, l’avvolge dal seno alle caviglie. Ha spalle magnifiche, un po’ grasse, con una pelle lucente, di una nerezza liscia, fitta e profonda. Il collo e le braccia sono tondi e forti, la testa è perfettamente sferica, con la nuca dritta e piccole orecchie massicce che fanno pensare a conchiglie. I capelli sul cranio appaiono divisi in tanti spicchi separati l’uno dall’altro da righe; da ogni spicchio si alza in aria una treccina rigida che fa pensare alle antenne che i caricaturisti mettono sul capo dei marziani. E’ questi racconti che egli ricorda Lorenz Conrad, l’autore di Cuore di tenebra.

Si puo’ cogliere in questi dettagliati racconti di Moravia molti elementi reali e simbolici che si riferiscono alla Cultura africana. Quella cultura africana vera che si ritrova ovunque in Africa Nera, sia in Centro che all’Est, all’Ovest o al Sud di questo vasto continente.

Moravia racconta l’Africa usando anche delle espressioni simpatiche. Per esempio quando nel racconto sul funerale sotto il baobab scrive: “nella boscaglia africana la macchina da presa puo’ essere paragonata ad un cane da caccia va fiutando qua la’ per la brughiera per vedere se gli riesce di stanare qualche animale selvatico“. Che bello!

 Non voglio andare oltre nel sottolineare questi  elementi cosi vitali alineati gli uni accanto agli altri dal nostro simpaticissimo Alberto Moravia. Elementi che da soli dicono del fascino e del mistero di questo mondo che le parole. i silenzi non bastano e non basteranno mai per raccontarlo. Nemmeno i silenzi potranno dire tutto della Natura e del Mondo dell’Africa. Forse è qui che il viaggiatore sente il “Mal d’Africa”. Quel male d’Africa che uno porta sempre con se come un profumo, un odore, un sapore e un gusto da cui non riesce piu’a liberarsi anche dopo altre ricche esperienze.

Nel libro A quale tribu’ appartieni (che presentero’ in altre occasioni prossime), Moravia dichiara che  tra tutti i mondi che conosce e che ha avuto occasione di visitare, quello che egli  preferisce è l’Africa. Li’ egli avrebbe trovato quella che sarebbe la vera essenza della persona umana in contatto con la natura incontaminata. Da notare che Moravia ebbe l’occasione nel 1961 in compagnia di Elsa Morante (sua compagna) e di Pier Pasolini di visitare l’India. Il libro l’odore dell’India di Pasolini è il frutto di quel viaggio lontano nel tempo e nello spazio rispetto a quello compiuto molti piu’ tardi come solitario in Africa. Questo per dire che di mondi e di esperienze ne ha conosciuto.

Cos’altro posso aggiungere? Se non quello di ringraziare Moravia delle sue descrizioni di questa mia e nostra Madre misteriosa e piena di fascino, l’Africa. Grazie soprattutto delle espressioni belle e semplici che usa nel raccontare i mille e un volto di questo mondo che non limita a persone né alle cose, ma a tutto: Vita Morte, Superstizioni, Spiritualità, Mistero, Antropologia, Fisicità, Bellezza e rudezza del creato. Il creato che è anche la Natura che è il vero protagonista nelle narrazioni del fratello d’Africa che è Alberto Moravia.

Posso dire che in Moravia che parla dell’Africa, dei suoi fiumi, laghi, foreste, vegetazioni, deserti (sahara in particolare) traspare un senso di abbraccio caloroso ed umano nei confronti di realtà apparentemente lontane ma che coabitano con ogni essere umano che approccia con rispetto, stima e silenziosa nota di comune appartenenza al destino comune. Questa è per me l’Africa di Alberto Pincherle Moravia.

 Mi auguro che le associazioni, fondazioni, centri di culturale a lui dedicate (a Moravia) possano continuare a percorrere questo suo lungo cammino di ricerca della Natura e del creato all’insegna della Memoria e del Destino Comune tra diverse persone provenienti da culture, spiritualità ed antropologie cosmiche diverse.

Cerchero’ prossimamamente di fare emergere altri particolari dettagli attinti dal libro a quale tribu’ appartieni nella speranza di suscitare nei giovani la voglia e la sete di conoscere altri confini, altre esperienze che oggi piu’ che mai rappresentano le nostre vie di uscita di sicurezza dalle monotomie e dalle pigrizie mentali e culturali.

In conclusione di questa mia umile riflessione sulla sua Africa, oso rimettere alla gentile lettura dei lettori quello la danese Karen Blixen scrive dell’Africa che un po’ esprime anche lo stato d’animo africano presente in Moravia: “Tutto cio’ che si vedeva, emanava un aria di grandiosità, di libertà e di incomparabile nobiltà…”.

Jean-Pierre Sourou Piessou

11 commenti a “L’Africa di Alberto Pincherle Moravia (scrittore, 1907-1990): “L’Africa è la cosa piu’ bella che esista al mondo”.”

  1. Luciana scrive:

    this subject makes me think of other things that happens to us every day, it makes me reflect a lot.http://www.sapatoonline.net

  2. Benete scrive:

    thanks for the posthttp://www.cartoonnetworkjogos.net

  3. Nice post. I learn something new and challenging on sites I stumbleupon everyday. It will always be useful to read content from other authors and use a little something from other web sites.

  4. Clesisniara scrive:

    this subject is a lot interesting, it would help me so much.http://www.listadeemail.org

  5. Abella scrive:

    now that i found you here, i’m always going to enter on your site…it is helping to study a lot.http://www.listasegmentada.com

  6. Alexsandra scrive:

    your statement was highly appreciating i will make a look on.http://www.kitsucesso.com

  7. lista de emails scrive:

    Este foi um grande relatório.
    ___________________________________________
    http://www.kitsucesso.com

  8. Cristine scrive:

    it contains truly information. your website is very useful. thanks for sharing.http://www.maladiretasegmentada.com.br

Lascia un commento

realizzazione a cura di