Il mio nome è africano! (l’importanza del nome nella cultura africana)

, in

il mio nome africano 3

Ogni cultura ha i suoi punti cardini, ossia gli elementi fondamentali su cui fonda la sua identità e entro i quali regge il proprio equilibrio. La cultura africana dispone infinitamente di questi elementi, ma uno tra tutti che  è importante  conoscere è il concetto del Nome.Il nome inteso come appellativo che viene assegnato ad ogni persona fin dalla sua nascita e che lo accompagna per tutta l’esistenza. Il Nome come un particolare elemento di identità personale che la Comunità dei Viventi Visibili assegna ad uno dei suoi membri per farlo uscire dalla massa e dall’anonimato generico e creare attorno a lui una rete di relazione. Una relazione che la Comunità vuole che si fondi su dei valori intramontabili come il rispetto, l’ascolto, la solidarietà, l’amore e la fratellanza.

E’ da precisare inoltre che tale relazione da sempre è considerata un anello essenziale per una buona convivenza e un antidotto contro ogni conflito e proprio per questo motivo essa viene ricucita solidamente con il “cordone” di una Spiritualità profonda e stretta sulla Memoria storica degli Antenati. Tant’è vero che quando l’Africano parla della relazione non la lega solamente sulla dimensione del contingente e quindi solo con i suoi simili. Il concetto di relazione è molto ampia e coinvolge tutti gli elementi circostanti visibili, palpabili e quelli invisibili e non necessariamente toccabili sul piano della materialità.  Tra questi c’è la Comunità dei Viventi Invisibili. Anche fino a questo livello si parla dell’importanza del nome che l’africano riceve dalla Comunità.

In Africa con l’assegnazione di un nome ad una persona si dichiara che quella persona che ha un nome e dunque un volto comunitariamente riconosciuto è membro attivo e partecipe di tutto il processo di inclusione sociale, nel bene e nel male. In quel singolare momento in viene si attribuisce il nome al bimbo/bimba si celebra la sua seconda nascita che è chiamata nascita comunitaria. A differenza di quella biologica, la nascita comunitaria avviene dentro un grande cerchio disegnato dalle persone piu’ anziane a quelle piu’ giovani. Dentro il cerchio si applaude, si canta, si racconta e soprattutto ci si affida sia alla Comunità dei Viventi invisibili, gli Antenati e agli spiriti dei giusti. Si affida l’esistenza della persona a cui viene attribuito il nome al’eterno spirito buono e agli antenati-testimoni di vita.

Se la nascita biologica si riferisce all’atto del parto, quella biologica all’esperienza della presentazione del neonato alla grande comunità.

E’ il primo giorno di uscita ufficiale del neonato ed è anche il momento in cui egli inizia a diventare figlio di tutti e non piu’ solo una piccola creatura rinchiusa magari in una capanna o in una villa recintata (specie in città) e semplicemente posto tra le braccia della sua madre o del papà con trattamento simile a quello che riserva ad un prototipo come per esempio ad una bambola.

La nascita comunitaria è il momento da sempre voluta dalla tradizione africana per offrire ad ogni neonato una grande occasione di crescita in relazione con i parenti, amici, ospiti sotto lo sguardio vigile ed attento dei sapienti e dei saggi riconosciuti tali dall’intera Comunità. Diciamo che a partire da questo momento il nascituro viene immesso nell’esperienza della Relazione umana fatta da gesti, sgaurdi, consigli, raccomandazione, affetti e vigilanza di ogni tipo.

Ed è in questo momento che si fa’ la grande e solenne cerimonia di attribuzione dei NOMI in presenza sia della comunità biologica composta dai genitori, dai nonni, dagli zii e zie sia dalla grande Comunità (composta da tutti gli altri). Cerimonia durante la quale si invocano la protezione e il sostegno degli Antenati e degli spiriti dei giusti di ogni tempo e luogo.

Durante questa cerimonia si rende necessaria una forte manifestazione di affetto e di sostegno nei confronti del nascituro. E’ dunque è attorno a questo pilastro fondamentale della cultura africana che è la Comunità che si fonda la prima identità dell’individuo, il nome appunto. Qualche persona esterna alla cultura africana ha provato paragonare l’avvenimento dell’attribuzione dei nomi al battesimo nel cristianesimo. Io direi, per quanto mi è dato di sapere e anche di vivere, che il parallelismo non è proprio azzardato. E’ vero ci possono essere degli elementi e forse anche dei simboli di similitudine. Per esempio l’elemento acqua, l’elemento di invocazione degli antenati. Ma qui, per l’africano si tratta di una forte esperienza di formalizzazione comunitaria dell’identità complessiva dell’individuo che per essere tale deve essere riconosciuto membro nuovo, una specie del “fiore fiorito”, o meglio il ramo fiorito della grande pianta che è appunto la Comunità. Due cose iniziano fin d’ora a crearsi nel neonato, la identità (maschile o femminile con i loro propri simboli) e la personalità. Per quanto riguarda per esempio gli yoruba, c’ è il simbolo del ferro per il maschio e dell’argila per la femmina. E poiché la nascita che è considerata evento di Felicità, è la prima tappa dell’esistenza, della vita, la tradizione africana esige all’intera comunità di accogliere e di riconoscersi nel nuovo arrivato offrendoli tutto quello che gli è necessario. Pertanto occorre che ci sia un momento di questo riconoscimento ufficiale di “cittadinanza comunitaria”che è senza altro quello in cui ci si riunisce tutti per dare un nome, anzi tanti nomi al bambino o alla bambina. Dei tanti viene scelto principalmente uno. Questo spiega il fatto che l’africano ha tantissimi nomi che spesso non compaiono sui documenti importanti come gli atti di nascita, di nazionalità, passaporti e permessi di soggiorno. Non ci stanno tutti nomi sui documenti. Cio’ non toglie nulla al fatto che l’africano possa chiamarsi o dire di chiamarsi con una pluralità di nomi. Lui, l’africano sa di chiamarsi. Punto e basta. Il resto è solo distrazioni ed illazioni pseudoculturali. Per ogni africano il riconoscimento etnico e culturale da parte della Comunità soprattutto con l’attribuzione del nome (o dei nomi) è fondamentale per proseguire in modo sicuro il proprio cammino esistenziale. La Comunità è il “luogo” di sicurezza, protezione, tutela, garanzia e serenità di stato d’animo per l’africano. L’africano non puo’ vivere separato dalla comunità, cosi’ come la comunità per crescere e rafforzarsi ha bisogno dell’apporto dell’individuo. Le due realtà si nutrono a vicenda in una sorta di simbiosi perfetta.

C’è di piu’ un particolare da sottolineare. Durante la cerimonia della “DATION DU NOM”, donazione del nome si crea un grande clima di silenzio e di ascolto che permette ai partecipanti di ascoltare uno ad uno i nomi degli Antenati e dei Giusti che vengono pronunciati dal cerimoniere anziano/a della comunità. Per esempio presso le mia etnia yoruba, ifè e altre come adja e fon al momento dell’invocazione dei nomi i partecipanti sono chiamati a rispondere “amin, amin, amin che significa vuole dire “che si realizzi”. La spontanea domanda che immagino, lettrici e lettori si poranno necceariamente è la seguente: Che tipo di nome, qual’ è il significato antropologico e culturale in esso connesso? Sono nomi autenticamente africani di cui significati portano non di rado alla spiritualità o religione (per esempio Mawussi che per gli ewé vuole dire nelle mani di dio), alla buona educazione, all’auspicio/augurio (per esempio Nonhoegnon, che per i fon del Bénin vuol dire la casa della madre è buona) oppure alla qualità che si desidera al neonato (per esempio il mio nome africano Sourou, che per noi ifè, yoruba significa pazienza, dolcezza e calma). Esiste anche la possibilità presso alcuni gruppi etnici di dare al neonato i nomi legati ai giorni della settimana. Come per esempio kodjo (ewé) che vuole dire nato di lunedi’. Ha ll suo equivalente femminile che è Adjoa. Sono appunti del giorno della settimana. Per esempio Koffi che vuole dire è nato di venerdi’. Ma si prefersce dare dei nomi africani al neonato quasi quasi come per esorcizzarlo, esortarlo a guardare piu’ lontano senza pregiudizio. A non dimenticare ovunque sarà la sua Africa.

Ecco alcuni dei nomi africani di diverse lingue e regioni.

Per gli Ewé (Togo,Ghana, Bénin): Adoukounou (ha riso), Ameganvi (figlio del capo), Délali (esiste il salvatore), Agbegnigan (la vita è grande), Ameto (dell’uomo), Amegnon (umanità), Agbessi (nelle mani dell’esistenza)

Per gli Ifè, yoruba (Togo, Bénin): Ayélo (l’universo freme), Kassafouayé (occorre temere l’universo, la natura, Mongo (famoso), Obi (cuore), Ima (Amore), Nilaja (porta la gioia), Ndulu (fratello), Féyikemi (sono benedetto da Dio), Ola (Avvenire, futuro, lungimiranza), Ayébi (nato dall’Universo), Ayégbem (l’Universo, la natura mi è di sostegno).

Per gli Ibo (Nigeria): Nweka (madre meraviglios), Okwui (parola di Dio)

Regioni di lingua swahili (Africa orientale): Akil (intelligente), Amani (pace), Bakari (avrà successo), Nihahsah (principessa nera), Aisha ( lei è viva), Assireni (lei è bella), Jahi (degno), Mosi (primo genito)

Regione del Nilo (Antico Egitto): Nefertari (la bella è arrivata), Kanefer (bella è la sua anima).

Regione del Congo, Gabon e Angola: Yulu, Zulu (il cielo), Nzola (Amore), Zayi (saggezza), Longi (insegnamento), Mbuete (stella), Miezi (luce delle stelle) Matondo (gratitudine).

Regione del Bénin e Togo, Fon e Adja: Sèvi (dell’universo), Sètondji (sulla strada della natura o del destino), Nonvignon (la fratellanza è buona).

Per gli éwé e tanti altri gruppi etnici del Togo, Bénin e Ghana: I nomi legati ai giorni della settimana.

Lunedi: kodjo (maschio)-Adjoa (femmina)

Martedi’: Komlan (m)-Abla (f)

Mercoledi’: kokou (m)-Akoua (f)

giovedi’: Yawo (m)-Yawa (f)

venerdi’: Koffi (m)-Affi (f)

sabato: komi (m)-Ama (f)

domenica: Kossi (m)-Kossiwa (f)

Sebbene le modalità di attribuzione dei nomi variano da una realtà all’altra in Africa, esistono tuttavia degli elementi sostanziali che ci portano alla dimensione unitaria della cultura africana. Tali elementi rappresentano in maniera definita i cardini della medesima cultura: L’appartenenza comunitaria (dei viventi visibili ed invisibili), la figura dell’anziano, la considerazione del bambino o della bambina considerata “il ramo fiorito” della pianta, la figura della donna = tronco pedagogico della pianta nonché generatrice di futuro, la figura dell’antenato.

(Jean-Pierre Sourou Piessou).

11 commenti a “Il mio nome è africano! (l’importanza del nome nella cultura africana)”

  1. Vincenzo scrive:

    Sempre piacevole leggere le tue riflessioni sulla cultura africana.
    Io porto il nome di mio nonno e da noi questa era una tradizione, che però nel tempo si è persa.
    Grazie Jean-Pierre per portare a conoscenza le tue esperienze.
    Vincenzo

    • Jean-Pierre scrive:

      Caro Vincenzo, a te dico grazie di fornirci l’opportunità di sapere che tra l’africa e l’europa esiste dei punti comuni come quello dei nomi. Buon cammino.
      Jean-Pierre Piessou

  2. Adriana scrive:

    Gostei muito desse site!

  3. Kelly scrive:

    Good blogging!

  4. We have been reading through your entries all by means of my early morning holiday, and that i could have to confess all the write-up has been incredibly enlightening and really well composed.

  5. Anastácia scrive:

    good information. thanks for posting.http://www.bandeirantes.org

  6. Rosana j. scrive:

    it’s true that your website is very good, and it’s all well organized here.http://www.batepao.net

  7. Maria Moura scrive:

    i liked the stuff posted here. wishing you best of luck for your future.http://www.floresemesa.com

Lascia un commento

realizzazione a cura di