11 luglio 2012 Giornata ONU delle popolazioni e il grido africano?

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no acqua per le popolazioni

Oggi l’11 luglio  si celebra la giornata mondiale della Popolazione che è stata istituita dalle Nazioni Unite nel lontano 1994 al Cairo (Egitto) durante la conferenza Onu sulle popolazioni. Sono passati ben 18 anni da quella fatidica e storica data quando all’epoca si discuteva già delle urgenti questioni delle popolazioni mondiali a cui dare delle risposte pertinenti, efficaci e soprattutto immediate. Erano delle sfide da affrontare alla vigilia del millenium che era ormai alle porte. Tra le questioni piu’ urgenti allora come oggi figuravano al primissimo piano la fame, la denutrizione, la malnutrizione, la mancanza di acqua potabile per intere zone del pianeta, le malattie quali la malaria e l’aids, la distribuzione delle risorse della terra, la salute del suolo, l’analfabetismo, la mancanza di medicinali urgenti e il lavoro  minorile. Ci dobbiamo ricordare che in quello stesso anno l’Africa che allora aveva circa 800 milioni di abitanti (almeno ufficialmente) era attraversata da tre eventi: Essi erano la assurda e tragica guerra scopiata sia in Rwanda che in Burundi tra le due etnie maggioritarie, i Tutsi e gli hutu (6 aprile 1994) con un bilancio pesantissimo, un milioni di morti, il sinodo africano celebrato in Vaticano (10 aprile) preceduto ed accompagnato dalle riflessioni dei nostri studiosi e teologi dell’inculturazione come Jean-Marc Ela, Benezet Bujo, Engelbert Mveng ecc… con l’intento di accendere i riflettori sui problemi e sulle sfide (anche di tipo politico e teologico) del continente-madre e le prime elezioni libere in Sudafricana dopo l’apartheid con la gioiosa elezione del grande e carismatico padre e fratello Madiba Nelson Mandela (27 aprile 1994).

 L’intento dunque dell’ONU di istituire l’11 luglio 1994 la Giornata delle Popolazioni era giusto e necessario, se non altro per sottolineare le istanze di rivendicazioni in atto (la profonda domanda di libertà e di democrazia) e  riuscire inoltre ad accendere il riflettore sulle condizioni di vita di queste popolazioni martoriate e depauperate del pianeta. Si riteneva che era assolutamente importante considerare il pianeta come una realtà viva e dunque  abitata da miliardi di esseri umani che rendono lo stesso vitale e di cui contributo è estremamente utile per la sopravvivenza dell’intero sistema cosmico.

 Le Popolazioni mondiali per cui l’Onu istitui’ la giornata erano alle prede con delle grosse difficoltà sia di tipo economico che socio politico. Tra l’altro alcune di queste popolazioni rischiavano di estinguersi per sempre (come gli indiani d’america, gli indios e i pgimei) e d dunque occorreva assolutamente trovare insieme al livello non solo dei singoli stati interessati ma della Comunità Internazionale  delle soluzioni efficaci per tutelarle e garantire a queste popolazioni, donne, uomi e bambini un futuro, una prospettiva. A queste popolazioni l’ONU con la sua saggia decisione voleva garantire dei diritti fondamentali ed essenziali come il cibo, l’acqua, la cura medica e l’istruzione ma anche la possibilità che esse potessero continuare a parlare le loro lingue (anche se solo orali in molti casi). Le lingue delle popolazioni del mondo sono da sempre considerate  patrimonio dell’umanità, perché espressioni dei bisogni fondamentali della persona nonché preziosi strumenti di tutela/garanzia di indipendenza e di libertà.

Nel 1994 ero già in Italia per motivi di studio e di ricerca e come tanti compagni seguivo attentamente le questioni delle popolazioni africane a cui mi sento profondamente legato che in quel periodo erano in rivolta contro i regimi dittatoriali piuttosto disorientati dopo il crollo del muro di Berlino e dunque dopo la fine della guerra fredda e dei due blocchi. In tutti gli stati africani i giovani e gli adulti scendevano nelle piazze per protestare e per rivendicare il diritto alla Libertà. Questa rivendicazione fu incoraggiata molto dopo gli eventi della fine dell’apartheid e soprattutto con la liberazione di Nelson Mandela. Ecco allora che la decisione dell’Onu di istituire la Giornata delle Popolazioni allora è stata considerata, meglio giudicata da molti di noi africani come un modo di sostenere seppur in modo diplomatico le nostre aspirazioni collettive alla Libertà e alla Democrazia per le popolazioni del nostro continente da decenni sotto i regimi dittatoriali (sostenuti dagli ex paesi colonizzatori come la Francia, l’Inghilterra, il Belgio e il Portogallo).

Mi chiedo se vale ancora la pena celebrare questa giornata oggi, in questo 2012? Che cos’è cambiato da diciotto anni a questa parte del mondo? Questa bellissima intuizione dell’Onu ha cambiato qualcosa nel frattempo? Almeno le popolazioni africane hanno potuto accedere all’acqua potabile per i loro bisogni elementari? E, a proposito, come sta il suolo africano? Esso gode di una buona salute?

Nonostante le tante questioni irrisolte, credo tuttavia che valga la pena continuare a ricordare questa giornata come tante altre giornate con annotazioni di date che sono collegate a degli eventi  particolari  non tanto per celebrarle quanto per tenerle presenti, vive i n noi e cercare di gettare su di essi dei riflettori. Se queste giornate come quella di oggi saranno ricordate adeguatamente e con indiganzione accompagnata da proposte, esse avranno  la chance di uscire dall’angolo della ritualità per assumere un percorso di impegni concreti per un cambiamento vero. Le popolazioni africane per esempio aspettano ancora oggi sia dai loro governanti che dagli altri stati (sfruttatori per la maggior parte delle loro terre e delle loro materie prime) delle rispote ai loro fabbisogni (che ho elencato prima), ma aspettano anche che le loro culture, le loro filosofie (le loro visioni del mondo) e le loro teologie e antropologie siano seriamente prese in considerazione. Le popolazioni africani che parlano diversisse e tantissime lingue, che professano fondamentalmente la credenza dei loro antenati e padri chiedono il rispetto, la dignità da parte dei capi delle altre religioni siano esse occidentali (i cristianesimi) che mediorientali (islam, buddhismo, induismo, baahismo ecc…). Cogliamo l’occasione di questa giornata per fare un forte appello a favore delle popolazioni africane vittime del fanatismo religioso di ogni tipo e della logica del potere con l’uso delle religioni. Una logica che non appartiene né ai nostri padri e madri né ai nostri generosi Antenati.

L’Africa è un contesto vitale e che con le sue popolazioni ha dato molti contributi all’umanità e lo potrà continuare a fare se lasciato in pace, se valorizzato nei migliori dei modi. La cieca logica dello sfruttamento economico, politico e religioso non porterà a nulla come non l’ha fatto nei decenni passati.

I nfine credo personalmente che una giornata come questa delle Popolazioni rappresentano una migliore occasione per soffermarci e fare il punto della situazione complessiva delle nostre popolazioni africane che hanno da poco festeggiato i primi cinquant’anni di indipendenza. Ed è bene senza retorica continuare (lo faccio tutti i giorni) chiederci cos’è l’indipendenza per me africano? Qual’è la mia fede di africano? Qual’è la mia autenticità rispetto agli altri cittadini delle altre poplazioni del mondo? Che cosa mi hanno lasciato le padri e i madri africani che mi hanno preceduto? I loro ideali e i valori per cui si sono sacrificati sull’altare della indipendenza e della libertà?

 Qual’è il mio passato (personale e comuntario) e qual’è la mia prospettivia e quali sono le sfide che mi attendono, me e le mie popolazioni? Cosa sono rimasti dei miei contesti antropologico culturali e tradizionali? Infine, mi chiedo quale sono le radici della mia appartenenza africana da cui ripartire a germogliare? In quale misura il grido della persona africana non deve mai cessare di tuonare ovunque e nelle cancellerie occidentali…? E il grido stridente delle nostre sorelle e fratelli africani che dopo aver attraversato il deserto e il Mediterraneo (di cui molti di loro sono morti) sono approdati in Italia, in Europa via Libia e Lampedusa? Chi vuole raccogliere queste grida di dolore e di speranza della mia e della nostra Africa in Diaspora?  A chi indirizzeremo i nostri appelli contro la corruzione dei privati, dei partiti e degli uomini al potere? A chi invieremo i nostri appelli contro l’uso dei bimbi come soldati di guerra, bambini-soldato? A quale tribunale consegnare i criminali e signori delle guerre africane affinché giustizia sia restituita ALLE POPOLAZIONI E ALLE GENTI DELLA NOSTRA AFRICA?

Buona giornata delle popolazioni con volti, fatti ..!

Jean-Pierre Sourou Piessou

3 commenti a “11 luglio 2012 Giornata ONU delle popolazioni e il grido africano?”

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